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DDL Concorrenza: necessaria una modifica urgente all’Art.5.

Una risorsa strategica come i bacini idroelettrici non può rischiare di finire in mano a imprese straniere o grandi gruppi finanziari.

Risale a circa un anno fa la disciplina sulle concessioni di grandi derivazioni d’acqua ad uso idroelettrico, che ha trasferito le competenze alle regioni.

La bozza del DDL Concorrenza torna ad intervenire sulla materia, all’Art. 5, emanando nuove disposizioni in materia di concessioni di grande derivazione idroelettrica e riportando il controllo sotto l’ala statale. Le disposizioni contenute nel decreto, però, sono sotto molti aspetti alquanto curiose e controverse: le aste per assegnare gli impianti idroelettrici, infatti, così congegnate, rischiano di consegnare gran parte della produzione di energia italiana a grandi gruppi finanziari e gruppi internazionali.

Si prevedono, infatti, procedure di assegnazione che rispettino “parametri competitivi, equi e trasparenti, sulla base di un’adeguata valorizzazione economica dei canoni concessori e di un’idonea valorizzazione tecnica degli interventi di miglioramento della sicurezza delle infrastrutture esistenti e degli interventi di recupero della capacità di invaso”. Non è specificato da nessuna parte, invece, una limitazione all’ingresso di capitali e società straniere. Si tratta di una “svista” inconcepibile, dal momento che si tratta di una decisione strategica per lo sviluppo e per la produzione di energia elettrica per il nostro Paese. Una scelta che desta ancora maggiore preoccupazione in una fase delicata e complessa come quella attuale, con i costi dell’energia in forte ascesa e con una forte ripresa, a livello internazionale e specialmente oltralpe, della polemica sul nucleare. Al contempo è da “pesare” anche il fatto che le aziende italiane, in tale materia, trovano forti limitazioni all’acquisizione di concessioni in altri Paese, che invece privilegiano il controllo e la gestione delle proprie risorse strategiche entro i confini nazionali.

Non si parla di nazionalismo, né di anacronistiche limitazioni al mercato: si tratta di preservare delle risorse fondamentali, assoggettandole ad un controllo interamente sottostante a logiche, esigenze e normative nazionali. Aprire le frontiere della gestione delle derivazioni d’acqua ad uso idroelettrico ai grandi capitali internazionali significa, invece, consegnare la transizione a gruppi stranieri, le cui scelte ed i cui investimenti strategici non necessariamente coincidono con le esigenze del nostro Paese. Per questo facciamo appello al Parlamento intero affinché tale misura sia modificata e siano introdotti dei paletti, che garantiscano di mantenere in casa il controllo di tali importanti e decisive risorse non finiscano nelle mani sbagliate.

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