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Responsabilità indiretta e responsabilità oggettiva



Il codice civile elenca alcuni casi nei quali il soggetto tenuto a pagare i danni è diverso dal danneggiante. Si tratta d’ipotesi nelle quali il legislatore ha ritenuto di dover meglio tutelare il danneggiato, prevedendo che obbligato a pagare i danni sia un soggetto ulteriore (eventualmente obbligato in solido), rispetto a colui che materialmente ha cagionato il danno (c.d. responsabilità indiretta). Si tratta della responsabilità di maestri e precettori nonché di genitori e tutori, che devono risarcire il danno provocato dai figli o comunque dagli allievi sottoposti alla loro vigilanza salvo che provino di non avere potuto impedire il fatto (art. 2048 c.c.), della responsabilità di padroni e committenti per il fatto commesso dai propri dipendenti (art. 2049 c.c.), nonché della responsabilità del proprietario di un’auto, che deve rispondere dei danni provocati dal conducente se non prova che la circolazione è avvenuta contro la sua volontà (art. 2054 c.c.), fattispecie quest’ultima applicata severamente dalla giurisprudenza che considera responsabile, ad esempio, il proprietario di un’auto che sia stata rubata con facilità a causa della chiave lasciata inserita nel cruscotto, per i danni prodotti dal ladro durante la circolazione. 
I casi di responsabilità oggettiva, sono quelli nei quali non rileva la sussistenza di un elemento soggettivo che renda imputabile il fatto : la sola esistenza di quest’ultimo, infatti, obbliga l’autore di esso al risarcimento. Si tratta dei seguenti casi : 
a) responsabilità per l’esercizio di attività pericolose (art. 2050 c.c.). Chi esercita un’attività anche imprenditoriale che possa essere qualificata come pericolosa (tra esse anche il trattamento di dati personali per espressa disposizione di legge, come si ricorderà), deve risarcire i danni, potendosi liberare soltanto se prova di avere adottato tutte le misure necessarie ad evitare il danno, restando senza rilievo che al momento del fatto tutte le misure adottate fossero rispettate; 
b) danno da cose in custodia (art. 2051 c.c.). In questo caso, la prova liberatoria deve riguardare il caso fortuito, cioè la sussistenza di un evento eccezionale, imprevedibile e inevitabile anche con la maggiore diligenza; 
c) danno causato da animali (art. 2052 c.c.). Anche in tale ipotesi il proprietario deve dimostrare il caso fortuito, persino quando l’animale è smarrito o fuggito, esempio emblematico di come nella responsabilità oggettiva non importi l’esistenza di una colpa. 
d) rovina di edificio (art. 2053 c.c.). Il proprietario di un edificio risponde dei danni causati dalla sua rovina se non prova che questa non è dovuta a difetto di manutenzione o addirittura vizi di costruzione (per cui il danneggiato non deve cercare l’impresa costruttrice: anche se i vizi erano occulti, dovrà risponderne il proprietario, salvo naturalmente la rivalsa di quest’ultimo nei confronti del costruttore); 
e) circolazione di veicoli (art. 2054 c.c.). Il conducente di un veicolo deve dimostrare di avere fatto tutto il possibile per evitare il danno, altrimenti dovrà rispondere dei danni causati, secondo la regola della presunzione del concorso di colpa (es. investimento di un pedone).