Titolo

Mediatori Creditizi



Accade spesso di leggere nelle pagine di annunci economici dei quotidiani o sui settimanali di annunci, strepitose offerte di finanziamento da società, spesso straniere o sedicenti tali, che promettono facili e rapidi finanziamenti a tassi molto competitivi, anche a categorie che difficilmente hanno accesso al credito (falliti, protestati, ecc.). Sotto questi annunci, nella gran parte dei casi, si cela in realtà un mediatore creditizio, ovvero una ditta che, dopo aver contattato il cliente inviandogli al domicilio un proprio incaricato, fa sottoscrivere un contratto di mandato per la ricerca di un credito, incassando immediatamente una somma di qualche migliaio di euro, normalmente giustificata come necessaria per attivare una garanzia assicurativa o simili. In questa occasione l’incaricato dà per certa la concessione del finanziamento, ed anzi spesso suggerisce di richiedere somme maggiori essendocene la possibilità, ma dopo poco tempo, arriva immancabilmente al malcapitato una lettera con cui la società, che ben presto sparirà dal mercato, comunica di non avere trovato nessun credito in quanto il soggetto è privo dei requisiti di finanziabilità e di trattenersi la somma versata come compenso per l’esecuzione del mandato. 
In questi casi, occorre ricordare anzitutto che la legge prevede l’obbligo per i mediatori creditizi di essere iscritti in un apposito albo tenuto dall’Ufficio Italiano Cambi (consultabile anche su internet, con aggiornamenti tempestivi, al sito www.uic.it), tranne che si tratti di società appartenenti ad un gruppo bancario autorizzato e sottoposto alla vigilanza della Banca d’Italia ovvero di finanziarie iscritte in un altro albo detenuto sempre dall’U.I.C. Quindi, un primo elemento sulla serietà e regolarità della società si trae dall’indicazione nel testo dell’annuncio del numero di iscrizione (obbligatoria per legge), sapendo che, in difetto, si ha un reato punito con la multa fino a 20 milioni di vecchie lire e la reclusione. Ciò si applica anche alle società con sede all’estero, che possono operare in Italia solo se qui hanno una rete organizzata di filiali. 
Inoltre, spesso i messaggi pubblicitari configurano fattispecie di pubblicità ingannevole, tanto che potrebbe invocarsi anche l’annullabilità del contratto per dolo, salvo i consueti problemi di ordine probatorio. Ancora, bisogna tenere presente che nonostante la qualificazione di mandato che le sedicenti finanziarie attribuiscono al loro contratto, per il tipo di prestazione questo sembra configurare molto di più un contratto di mediazione, con la conseguenza di far scattare il diritto a trattenere la provvigione soltanto ove il contratto di finanziamento sia concluso. Infine, anche a voler considerare questo contratto come un mandato, è spesso possibile contestare la cattiva esecuzione dello stesso: infatti, quasi mai queste società svolgono realmente una qualche attività di ricerca, limitandosi a inviare lettere già prestampate e sempre dello stesso tono.