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Le tipologie di clausole




Il mercato assicurativo offre una serie di tipologie di clausola che qui riassumiamo per importanza e diffusione. 
La clausola bonus-malus, che risulta essere la più diffusa e riservata esclusivamente per la r. c. auto, consiste nella suddivisione del contratto in classi di merito e l’avanzamento o diminuzione della classe con contestuale variazione del premio dipendono direttamente dalla sinistrosità dell’assicurato. Con la liberalizzazione del settore assicurativo, ogni compagnia ha modificato le regole ed il meccanismo di determinazione delle classi: di norma si ha un aumento di 2 classi di merito nel caso in cui si è responsabili di 1 sinistro, così come tendenzialmente diminuisce di 1 classe di merito ogni anno nel caso in cui non si è stati responsabili di alcun sinistro. Tale meccanismo è molto comune, ma non ha alcuna regola legislativa che lo imponga: infatti ci sono compagnie che applicano un maggior aumento del numero di classe di merito nel caso in cui si determina un sinistro. 
Si riscontra ricorrentemente che ci sono molte compagnie che adottano delle sottoclassi o classificazioni interne (valide solamente per in propri assicurati: ad es. 1° classe A, classe 00) che nessuna importanza hanno nei confronti delle altre compagnie assicurazioni. 
In ogni caso, al momento della scadenza del contratto le assicurazioni devono rilasciare obbligatoriamente l’attestato di rischio con l’indicazione della classe di merito maturata, sulla base delle classi di merito individuate dal Comitato Interministeriale Prezzi (cosiddetta classe CIP) dal 1 Novembre 2005 CU (Conversione Universale), affinché ogni assicurato possa rivolgersi, senza alcun pregiudizio, alla compagnie che reputa più adatta alle proprie esigenze. 
La classe di merito d’ingresso è la 14°, ma le classi Cip ( oggi CU) prevedono la forbice che va dalla 1° classe alla 18° classe. 
Oltre alla citata bonus-malus, il mercato offre la clausola bonus-malus con franchigia; si tratta di un contratto misto, più economico rispetto alla formula classica, che prevede appunto una franchigia, cioè contributo ulteriore oltre al premio che l’assicurato deve versare all’assicurazione in caso di responsabilità nel sinistro, in quota prefissata per i danni causati a terzi: in ogni caso la normativa vigente stabilisce il tetto massimo della franchigia che può essere richiesta all’assicurato in € 1.032. 
Il codice delle assicurazioni (d. lgs. 206/05) detta specifici obblighi a carico delle assicurazioni, le quali possono richiedere agli assicurati idonee forme di garanzie, senza costi aggiuntivi, per il recupero delle somme dovute dall’assicurato a titolo della franchigia. 
Alcune compagnie di assicurazione prevedono la possibilità per l’assicurato di provvedere al rimborso dell’importo liquidato al terzo danneggiato in caso di sinistro, con conseguente non menzione del malus sull’attestazione del rischio. L’ISVAP ha chiarito espressamente che, qualora nelle condizioni di polizza sia prevista la facoltà per il contraente di rimborsare l’importo liquidato al terzo danneggiato a fronte dei sinistri procurati, tale facoltà deve essere espressamente consentita al contraente anche in caso di disdetta del contratto. Con il d.l. nn.. Bersani 2 le compagnie non potranno più addebitare il sinistro nel caso di pendenza di liquidazione del sinistro. Quindi maggior correttezza nella determinazione della classe di merito. 
Lo stesso decreto obbliga le compagnie ad assicurare il cliente alle stesse condizioni dell’attestato di rischio, anche in caso di seconda auto. 

Il sinistro, che il contraente ha provveduto a rimborsare all’impresa, non deve essere riportato nell’attestazione dello stato del rischio che l’assicurato dovrà utilizzare nell’eventuale stipulazione con altra impresa per la successiva annualità. L’esercizio della facoltà di rimborso di cui sopra necessita di una valutazione molto attenta, in rapporto all’entità del danno ed alla classe di merito di appartenenza. 
Esistono altre tariffe tra cui le più importanti sono la clausola fissa che viene determinata sulla base delle caratteristiche del veicolo, della residenza del proprietario; tale tariffa si definisce fissa, non perché nel tempo non è soggetta a variazioni di premio, ma perché le variazioni non sono assolutamente dipendenti dal comportamento di guida dell’assicurato: perciò anche se si è responsabili di un sinistro ciò sarà ininfluente ai fini della determinazione del premio da versare. Esiste, inoltre, la clausola a tempo, cioè una nuova formula contrattuale che consiste nella richiesta all’assicurato di una tariffa fissa di costo contenuto e di una integrazione giornaliera in relazione all’uso del veicolo per la quale è stipulata. Per questi tipi di polizza è determinante scegliere la compagnia, in relazione alle garanzie e modalità di comunicazione, affinché si possa utilizzare il veicolo, senza magari esser soggetti a tempi di comunicazione eccessivamente lunghi o a modalità burocratiche molto complesse. 
Sono state recentemente introdotte nuove formule tariffarie, tra cui la no claim discount, che prevede uno sconto in assenza di sinistri e le classi di merito sono solo 6; altra formula tariffaria, legata al numero dei sinistri causati, viene definita no pejus, che prevede un aumento del premio in caso di sinistro, ma non diminuisce in caso in cui non vi siano sinistri.