Titolo

La trasparenza



Dal 1994 è in vigore il nuovo T.U. bancario (d. lgs. n. 385 del 1993) che, in particolare, riunisce in sé le discipline contenute nella legge sul credito al consumo (l. n. 142 del 1992) e di quella precedente relativa alla trasparenza bancaria, ovvero la l. n. 154 del 1992. 
Il decreto legislativo in questione impone, tra l’altro, per quanto riguarda la trasparenza nei rapporti con la clientela, nell’intento di porre rimedio all’asimmetria informativa che spesso caratterizzava le due parti del rapporto, precisi obblighi informativi della banca in relazione a tutte le condizioni relative a conti correnti, ai costi precisi di ciascuna operazione riguardante la raccolta, il prestito-finanziamento ed ogni altro servizio offerto. 
In particolare la trasparenza si attua mediante l’esibizione di avvisi sintetici, riguardanti le condizioni praticate per le principali operazioni e per i servizi prestati, ed anche mediante la messa a disposizione di fogli informativi analitici e asportabili contenenti anch’essi dettagliate informazioni sulle operazioni ed i servizi offerti. 
Entrambi devono essere messi a disposizione in ciascun locale adibito al ricevimento del pubblico, possono essere riprodotti anche elettronicamente previa messa a disposizione della clientela di un terminale adibito allo specifico scopo. 
I contratti tra banche e clienti, a pena di nullità, devono essere redatti per iscritto e devono indicare (contenuto minimo): 
a) il tasso di interesse; 
b) il prezzo e altre condizioni economiche; 
c) il saggio degli interessi di mora; 
d) le commissioni applicate; 
e) ogni altra spesa a carico del cliente; 
f) la periodicità di capitalizzazione degli interessi. Nello specifico: al contratto di conto corrente deve essere stabilita la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia per la banca che per il cliente; al contratto di mutuo fondiario deve essere indicato l’unico compenso (e la relativa formula di calcolo con uno o più esempi di applicazione) dovuto alla banca in caso di estinzione anticipata. Tale compenso deve essere indicato nelle comunicazioni periodiche al mutuatario effettuate, comunque, almeno una volta all’anno. Qualora non sia possibile indicare alcuni elementi di costo perché legati alla quotazione di titoli o valute ad una data futura o comunque non determinabili al momento della sottoscrizione del contratto, la banca ha l’obbligo di indicare gli elementi per la loro determinazione. 
Non sono più ammessi, come avveniva in passato, rinvii agli usi. 
Per quanto concerne le modifiche unilaterali da parte della banca, vale oggi quanto prevede il c. d. decreto Bersani (art. 10, che modifica l’art. 118 TUB). Questa disposizione, nel testo novellato, stabilisce che il contratto di conto corrente possa prevedere la modifica unilaterale delle condizioni soltanto in caso di giustificato motivo, salva l’applicazione della normativa codicistica sulle clausole vessatorie. Le modifiche devono essere comunicate per iscritto (o con altro supporto durevole preventivamente accettato) al cliente con un anticipo di almeno trenta giorni e con comunicazione che rechi ben evidente l’oggetto, cioè che si tratta di proposta di modifica delle condizioni. Il cliente può recedere, ove non intenda accettare la modifica, senza spese entro sessanta giorni, con applicazione delle condizioni precedenti. Se la banca non osserva queste norme di trasparenza le modifiche sfavorevoli al consumatore sono inefficaci.