Titolo

La sanzione tributaria



Primo principio basilare in materia di rapporti tra Fisco e cittadino è un principio generale dell’ordinamento che dalla materia penale, ove trova riconoscimento costituzionale, è stato esteso agli illeciti amministrativi in generale e recentemente anche a quelli tributari. Si tratta del principio di intrasmissibilità delle sanzioni, per cui, se l’autore dell’illecito ha commesso un fatto per il quale è prevista una sanzione pecuniaria, questa non potrà applicarsi all’erede, nel quale difetta il presupposto soggettivo minimo della colpa. In sostanza, poiché l’erede non è responsabile dei fatti commessi dal suo dante causa, egli erediterà l’obbligazione tributaria, e quindi dovrà pagare l’imposta e gli interessi, ma non la sanzione, di cui si potrà sempre richiedere lo sgravio all’Agenzia delle Entrate che abbia emesso la cartella esattoriale, mediante la richiesta di sgravio per autotutela (atto con il quale l’amministrazione finanziaria riconosce non dovuta in tutto o in parte la somma iscritta a ruolo e richiesta con la cartella di pagamento) oppure a seguito di decisione della commissione tributaria provinciale, mediante ricorso, in carta da bollo entro 60 gg. dalla notifica della cartella (termine perentorio) con il quale si chiede, motivandolo, la sospensione del pagamento per l’illegittimità della richiesta. Per le persone giuridiche (società e altri enti con personalità giuridica) questa norma è in vigore dal 3 ottobre 2003 in forza del d. l. n. 269 del 2003. 
Occorre inoltre ricordare chele leggi intervenute dopo il fatto si applicano solo se più favorevoli al contribuente. Perciò, se il fatto commesso non è più qualificato come illecito da una norma successiva, le sanzioni non saranno più applicabili, a meno che non siano divenute definitive.