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La responsabilità delle P.A.



Un vero e proprio privilegio viene riconosciuto dalla giurisprudenza per la Pubblica Amministrazione quando sia essa responsabile civilmente. Storicamente, infatti, vigente ancora il vecchio codice civile del 1865, che non prevedeva una norma analoga all’art. 2043, la Pubblica Amministrazione, per evitare che il giudice potesse in qualunque modo intromettersi nelle scelte discrezionali di questa, andava esente da qualsiasi responsabilità. Venne perciò introdotto dalla giurisprudenza il concetto di insidia o trabocchetto, per affermare che il danno subito da un cittadino, come l’utente della strada, per ricorrere all’esempio più frequente, doveva essere risarcito solo quando il fattore che aveva determinato il danno, al di là delle scelte discrezionali amministrative, era talmente “subdolo” e “imprevedibile” per il cittadino da poter costituire una vera e propria trappola. Ebbene, questo requisito non scritto dell’insidia o trabocchetto è rimasto ben saldo nella giurisprudenza, tanto che ancora di recente la Cassazione non ha esitato ad applicarlo (sia pure con qualche attenuazione del principio : Cass. Civ., Sez. III. 1° Ottobre 2004, n. 19653 – Nicastro, in “Giurisprudenza Italiana”, 2 – 2005 – Pag. 243 e segg.). Così, a fianco di chi inciampa in un marciapiede in cattivo stato di manutenzione in un cortile privato e che senza dubbio dovrà essere risarcito integralmente del danno, vi sarà chi, cadendo per un difetto analogo in luogo pubblico, non sarà risarcito in nulla, laddove il dissesto non è strutturato in modo tale da poter costituire un “trabocchetto”. In tali circostanze, è ovviamente importante documentare immediatamente con fotografie l’insidia, chiedendo un accertamento all’Autorità competente (normalmente la Polizia Municipale), cercando eventuali precedenti giudiziari per casi simili ed evidenziando tutte le circostanze che possono rendere più insidioso l’evento (strada isolata, percorso insolito per la vittima del sinistro, cattiva illuminazione della zona, ecc.).