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L’ introduzione del giudice di pace e le sue competenze in ambito civile



L’introduzione del Giudice di Pace è avvenuta, non senza contestazioni da parte della classe forense, ad opera di una legge del 1991, che ha così previsto anche nel nostro ordinamento una figura di magistrato onorario competente a giudicare delle controversie di minor valore nel dichiarato intento da un lato di smaltire l’arretrato giudiziario, dall’altro di garantire un’efficace tutela anche a chi sia vittima di soprusi di scarso valore economico ma di notevole importanza di principio. 
Anzitutto, il Giudice di Pace è, come si è detto, un giudice onorario: egli non entra perciò a far parte della magistratura di professione, ma viene scelto dal consiglio giudiziario territorialmente competente, che ne fa proposta al Consiglio Superiore della Magistratura, su presentazione di idonea domanda per esercitare le sue funzioni. Per diventare giudici di pace è necessario essere in possesso della laurea in giurisprudenza, contrariamente ai vecchi giudici conciliatori, avere un’età compresa tra i 30 e i 70 anni ed avere cessato o cessare ogni attività lavorativa. Sono titoli di preferenza, ma non indispensabili, l’avere esercitato la professione forense o le funzioni notarili, l’aver insegnato materia giuridiche e l’essere stato dirigente di cancelleria o di una pubblica amministrazione. 
Senza entrare nel merito delle competenze penali, solo di recente effettivamente delegate ai giudici di pace, ci soffermiamo ora sulle competenze civili. Anzitutto va distinto il procedimento contenzioso da quello conciliativo: in quest’ultimo una parte chiede al giudice di pace, anche verbalmente, di tentare di “mettere d’accordo” le parti coinvolte. Se il tentativo riesce, il giudice redige il verbale di conciliazione che avrà efficacia di titolo esecutivo se la materia rientra nella competenza del giudice o di scrittura privata riconosciuta in giudizio qualora esuli da questa. Se invece non avviene la conciliazione la parte “attrice” potrà sempre agire invia contenziosa per la tutela delle sue ragioni. È bene ricordare che in via conciliativa la parte “convenuta” non è tenuta a presentarsi e non si può procedere in contumacia, per cui nel caso non si presenti il tentativo automaticamente fallisce. 
Il giudice di pace ha però un’ampia competenza nell’ordinario processo di cognizione, sia come competenza funzionale (riservata cioè ratione materiae) sia come competenza per valore. Per la prima specie di competenza, nella quale il processo deve sempre celebrarsi davanti al giudice di pace, vi sono le seguenti materie: 
a) apposizione di termini e osservanza di distanze per alberi; 
b) misure e modalità d’uso dei servizi condominiali; 
c) controversie in materia di immissioni tra proprietari. 
Oltre a ciò, il giudice di pace è competente nelle controversie di valore fino a euro 2.582,28, purché non riguardino materie riservate ad altri giudici, come i beni immobili o i tributi, e fino a euro 15.493,71 se si tratta di incidenti stradali. Importante da ricordare è anche la competenza a giudicare delle opposizioni alle ordinanze – ingiunzione di pagamento di sanzioni amministrative, tra cui quelle emesse per violazione del codice della strada di cui si è già parlato, che possono essere presentate entra trenta giorni dalla notifica direttamente al giudice di pace. Rinviando nello specifico a quanto riportato nel capitolo XIII, in questa sede ricordiamo che anche contro il verbale di accertamento può essere presentato ricorso, oltre che al prefetto nel termine di sessanta giorni, anche al giudice di pace nel termine di trenta giorni, senza dover necessariamente far precedere il ricorso amministrativo per poi impugnare l’ordinanza – ingiunzione. 
Disposizioni particolari sono dettate per le controversie di valore inferiore a euro 516,46, il cittadino può difendersi autonomamente, senza bisogno di ricorrere al patrocinio di un avvocato: tale possibilità può essere concessa dal giudice anche per controversie di valore superiore. Inoltre è ammessa la rappresentanza atecnica, con la quale l’interessato conferisce mandato in calce alla citazione o in altro atto ad un terzo per rappresentarlo nel processo. In ogni caso, quando la controversia è inferiore a euro 1032,91, il giudice di pace deve giudicare secondo equità, applicando cioè il buon senso anche in deroga alla stretta applicazione delle norme di diritto, accogliendo così il vecchio brocardo per cui, almeno nelle cause bagatellari, summum ius summa iniuria. Una importante deroga a tale principio è stata introdotta dal d. l. n. 18 del 2003 (c. d. decreto “salva - compagnie”), per i contratti c. d. di adesione: in questo caso il giudice deve decidere secondo diritto. Entro il valore di € 1.100,00 le controversie, sino al 31/12/2004, non erano soggette alle spese di giustizia, tranne che, ovviamente, all’onorario dell’avvocato, se questi prestava patrocinio, e comunque salvo il pagamento delle spese della parte vittoriosa da parte della soccombente: la legge 30 dicembre 2004 n. 311, c.d. Finanziaria 2005, ha, infatti introdotto anche per il giudice di pace il c.d. “contributo unificato”. Pertanto dal 1° gennaio 2005 per le controversie fino a euro 1.100,00 è previsto il versamento di un contributo di euro 30,00; per le controversi fino ad euro 5.200,00 è previsto un contributo di euro 70,00. Infine, sotto la soglia limite di € 1032,91 le sentenze in cui il giudice di pace si pronuncia secondo equità sono inappellabili al Tribunale, benché sia ammesso, per espressa disposizione costituzionale, il ricorso per cassazione. 
Una disposizione processuale particolare su cui vale la pena soffermarsi è relativa alla forma dell’atto di citazione. Questa infatti può anche essere esposta verbalmente al giudice, il quale ne fa redigere verbale. Tanto questo verbale quanto la citazione proposta direttamente dal cittadino, devono essere consegnate all’Ufficiale giudiziario in tante copie quanti sono gli attori più una, sulla quale l’Ufficiale giudiziario scriverà la relata di notifica. È questo l’atto con cui si attesta che il convenuto è venuto a conoscenza della citazione, che dovrà essere ritirata dall’attore dopo alcuni giorni per essere portata alla Cancelleria del giudice di pace, dove la causa verrà iscritta ruolo. A questo punto l’attore dovrà solo presentarsi il giorno fissato, verificando tuttavia periodicamente dalla Cancelleria che non vi siano state variazioni. Bisogna anche ricordare che è onere delle parti eleggere un domicilio nel comune ove ha sede l’ufficio del giudice e presso tale domicilio verranno notificati tutti gli atti, che in caso contrario si intenderanno notificati con il semplice deposito in cancelleria. Questo significa che, quando il giudice di pace competente per territorio non è nello stesso comune di residenza del consumatore (come per esempio può facilmente avvenire per i ricorsi contro le ordinanze – ingiunzione per violazioni del codice della strada) e questi agisce senza patrocinio dell’avvocato, egli dovrà o indicare il domicilio ove vi sia qualcuno che può ricevere gli atti oppure dovrà curare di contattare periodicamente la cancelleria per conoscere eventuali atti depositati (disposizione più volte portata alla Corte costituzionale che però l’ha sempre ritenuta legittima). Un’ultima cosa da ricordare riguarda il termine a comparire, che non può essere inferiore a trenta giorni tra la notifica e l’udienza.