Titolo

L'esecuzione dell'opera



Il rapporto tra committenti ed artigiani non è sempre idilliaco e le contestazioni riguardo alla qualità del lavoro eseguito, ai tempi di esecuzione e relativi costi sono frequenti. Principio fondamentale è che il lavoro del prestatore d’opera sia eseguito “a regola d’arte”: formulazione alquanto ambigua e generica che si presta ad interpretazioni soggettive e spesso discordanti tra le parti. Ciò significa, per gli artigiani, che l’obbligazione da essi assunta è un’obbligazione di risultato e non di mezzi, in quanto si richiede loro che l’opera eseguita presenti tutte le caratteristiche concordate e necessarie per quel tipo di lavoro. 
In caso di difformità rilevate durante l’esecuzione del lavoro, il codice civile prevede espressamente che il prestatore d’opera possa essere diffidato dal committente ad adeguarsi alle istruzioni ricevute ed alle pattuizioni concordate, nonché alla “regola d’arte”; qualora il professionista non si adegui, il committente potrà recedere dal contratto, pagando eventualmente il lavoro correttamente svolto sino a quel momento o, se del caso, richiedendo il risarcimento di eventuali danni. 
Spesso la negligenza dell’artigiano si manifesta però non nella cattiva esecuzione del lavoro ma nella parziale, incostante ed incompleta esecuzione nonché nel ritardato completamento dell’opera: anche in tal caso si può ricorrere alla diffida ad adempiere ed alla richiesta dei danni. Per quanto riguarda difformità o vizi dell’opera evidenti e facilmente riscontrabili, questi devono essere contestati dal cliente al momento stesso della consegna del lavoro finito, poiché la loro espressa o tacita accettazione non consentirà in seguito eventuali tardive azioni nei confronti dell’artigiano, che sarà a quel punto liberato da ogni responsabilità. 
Di frequente, tuttavia, il consumatore si trova di fronte ad un artigiano che respinge le accuse di cattiva esecuzione dell’opera e quindi pretende il pagamento o che, ove sia possibile (si pensi ad esempio all’autoriparatore) intende avvalersi del diritto di ritenzione. In questi casi il consumatore sarà, da un punto di vista meramente fattuale, costretto a versare il corrispettivo, ma non gli sarà preclusa l’immediata formalizzazione della sua contestazione con contestuale richiesta restitutoria. Importante è sempre rispettare i termini di prescrizione e decadenza previsti per la contestazione dei vizi occulti (sono quelli la cui esistenza si manifesta nel tempo o con l’uso): 8 giorni dalla scoperta del vizio per la denuncia ed un anno come termine di prescrizione dell’azione. Va altresì ricordato che sui beni nuovi impiegati dall’artigiano per le riparazioni od installazioni, a norma degli artt. 128 e ss. Codice del consumo, è prevista una garanzia di 2 anni ed il termine per la contestazione del vizio di conformità è di 2 mesi dalla posa in opera. 
Come nel contratto d’appalto, il committente, in caso di difetto dell’opera o dei materiali impiegati, potrà chiedere o la riduzione del prezzo o la rimozione dei vizi a spese del prestatore, salvo che l’opera risulti completamente inutilizzabile, nel qual caso potrà richiedere la risoluzione del contratto.