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L' autorità garante della concorrenza e del mercato



L'Autorità garante della concorrenza e del mercato, nota anche come Autorità Antitrust, è una "Autorità indipendente" istituita dalla legge n. 287 del 10 ottobre 1990. Con il termine Autorità indipendente si fa riferimento a un'amministrazione pubblica che prende le proprie decisioni sulla base della legge, senza alcuna possibilità di ingerenza da parte del Governo e del Parlamento. 
Essa ha anche competenze in materia di pubblicità ingannevole così come stabilito dall’art. 26 Codice del consumo: peraltro, nel caso di messaggio diffuso o destinato ad essere diffuso attraverso la stampa quotidiana o periodica, ovvero per via radiofonica o televisiva, essa deve richiedere il parere (obbligatorio ma non vincolante) dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, così come previsto dal quinto comma della legge n. 287/1990. 
Il riesame delle decisioni definitive adottate dall’Autorità, nonché il giudizio sull’ingannevolezza della pubblicità assentita con provvedimento amministrativo, preordinato anche alla verifica del carattere non ingannevole della stessa è affidato alla giurisdizione esclusiva del TAR del Lazio. 
La competenza dell’Autorità garante è esclusiva, e sussiste in ordine a qualunque tipo di pubblicità, indipendentemente dal suo ambito di diffusione (locale o nazionale) e dal mezzo attraverso il quale essa viene divulgata, salvo, come si è visto, il parere obbligatorio del Garante per la radiodiffusione e l’editoria per la pubblicità diffusa a mezzo stampa, radio o televisione. 
L'Autorità ha inoltre il compito di giudicare le controversie in materia di pubblicità comparativa, verificando se sono soddisfatte le condizioni di liceità della comparazione pubblicitaria. Fra i poteri dell’Autorità non rientra invece quello di avviare ex officio l’istruttoria volta a verificare la sussistenza di violazioni del divieto di pubblicità ingannevole, per cui è sempre necessaria la denuncia proveniente da uno dei soggetti a ciò abilitati. 
L’art. 26, comma 2, del Codice legittima ad adire l’Autorità nei confronti della pubblicità ingannevole «i concorrenti, i consumatori, le loro associazioni e organizzazioni, il Ministero delle Attività produttive [oggi, dello sviluppo economico], nonché ogni altra pubblica amministrazione che vi abbia interesse in relazione ai propri compiti istituzionali, anche su denuncia del pubblico». Tali soggetti sono stati ritenuti per legge dotati di un legittimo interesse ad agire nei confronti della pubblicità ingannevole. 
Si noti come l’iniziativa del singolo consumatore ha come risultato non già di impedire allo stesso singolo di cadere vittima di reclame mendace, o di porre rimedio alle conseguenze dell’inganno di cui egli sia stato vittima, ma piuttosto di impedire che altri consumatori, nel futuro, possano essere ingannati. 
Se è così, è chiaro che il consumatore, nel momento in cui chiede all’Autorità un provvedimento di natura inibitoria, non persegue, almeno direttamente, il suo interesse individuale, ma piuttosto quello collettivo, o diffuso, di tutti i consumatori. Va detto però che spesso una pronuncia dell’Autorità che accerti l’ingannevolezza di un messaggio pubblicitario può essere spesa in un giudizio risarcitorio davanti al giudice civile come elemento, ad esempio, che corrobora la tesi che il contratto sia annullabile per dolo, ecc. 
Ad ogni modo, statisticamente le pronunce che si risolvono con il maggior numero di condanne dell’operatore pubblicitario hanno origine da istanze delle Associazioni dei consumatori od ancor più della Pubblica Amministrazione, specie se si tratta della Polizia municipale che, durante un intervento a tutela del consumatore, abbia accertato, con un atto quindi di particolare valore probatorio, determinati fatti, così da semplificare anche l’istruttoria dell’Antitrust. 
L’individuazione dei soggetti legittimati passivi nel procedimento avanti l’Autorità crea minori problemi. Tale capacità è riconosciuta dal decreto legislativo all’”operatore pubblicitario”, cioè al soggetto “committente del messaggio pubblicitario” e “autore”, nonché, in via solo subordinata, “proprietario del mezzo con cui il messaggio pubblicitario è diffuso”. 
Il committente del messaggio e il suo autore sono due soggetti i quali sembrano essere entrambi considerati dal decreto come parti necessarie del procedimento. Quest’ultimo quindi, salvo casi di oggettiva impossibilità nell’identificazione dell’uno e dell’altro, dovrà essere intentato contemporaneamente nei confronti dell’agenzia e dell’utente, con la conseguenza che l’eventuale inibitoria emessa dall’Autorità vincolerà in ugual modo l’uno e l’altro; risulta così evitata la possibilità di una facile elusione della pronuncia, consistente ad esempio nel far proseguire la divulgazione di una pubblicità già oggetto di inibitoria da parte di quello fra i due soggetti che non sia stato coinvolto nel procedimento. 
Va comunque chiarito che l’unico onere del denunciante è identificare con chiarezza il messaggio pubblicitario che si ritiene ingannevole, possibilmente inviandone copia originale all’Autorità: sarà poi onere di questa, acquisendo informazioni presso il titolare del mezzo di diffusione del messaggio, individuare l’operatore pubblicitario ed inviare anche ad esso la comunicazione di avvio del procedimento.