Titolo

L' Autodisciplina



In tutta Europa, affianco a norme giuridiche di provenienza statuale o di recepimento di direttive comunitarie in materia pubblicitaria, esiste sempre un Codice di Autodisciplina. 
Il Codice di autodisciplina Pubblicitaria italiano si compone di norme preliminari e generali, che ne illustrano gli scopi, sfera di applicazione e definizioni, e di 46 articoli suddivisi in sei titoli, nel primo dei quali sono riportate le regole generali applicabili ad ogni tipo di pubblicità, e nel secondo le prescrizioni particolari per la pubblicità di singoli settori merceologici o di determinate forme di vendita. 
Il Codice di autodisciplina «ha lo scopo di assicurare che la pubblicità, nello svolgimento del suo ruolo particolarmente utile nel processo economico, venga realizzata come servizio per il pubblico, con speciale riguardo alla sua influenza sul consumatore». Il Codice di autodisciplina è accettato e sottoscritto da tutte le associazioni ed enti che costituiscono l'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria, vale a dire dalle principali associazioni di utenti, professionisti e mezzi pubblicitari (stampa, radiotelevisione, cinema, affissioni, ecc.). Inoltre, in forza della “clausola di accettazione”, anche la pubblicità dell'utente, dell'agenzia o del professionista che non appartengono alle associazioni aderenti al sistema è soggetta al Codice di autodisciplina e deve rispettare le decisioni dei suoi organi. 
Le norme del Codice di autodisciplina sono anche accolte come "usi e consuetudini commerciali" da varie Camere di Commercio (Milano, Torino, Vicenza, Bari, ecc.) e, pertanto, sono da considerare tra le fonti del diritto. In sostanza, quindi, pur nascendo come disciplina volontaria, la larga generalità della pubblicità e dei pubblicitari italiani sono soggetti a essa. 
Fra le regole generali fanno spicco, per ciò che concerne la pubblicità ingannevole, quelle che si riferiscono all’obbligo di onestà, verità e correttezza, al divieto di qualsiasi affermazione decettiva, tendenziosa, incompleta, ambigua, non responsabile o non controllata, specie sull’efficacia e il prezzo del prodotto, le condizioni di vendita e la diffusione, all’obbligo di rendere la pubblicità riconoscibile (art. 7). Anche il principio secondo cui l’operatore deve in qualunque momento essere in grado di dimostrare la verità dei dati, delle descrizioni e delle affermazioni, illustrazioni e testimonianze fornite e contenute nei suoi messaggi, è convenientemente sottolineato. 
A tali standard di carattere generale il Codice di autodisciplina affianca poi una serie di regole di contenuto specifico, valide per determinati settori merceologici o per speciali sistemi di vendita, per i quali si è ritenuto che una miglior puntualizzazione dei doveri degli operatori fosse indispensabile. 
L’applicazione delle norme sostanziali sopra descritte è affidata agli organismi dell’autodisciplina: il Giurì e il comitato di Controllo, organo giudicante il primo, organo inquirente il secondo; con funzioni essenzialmente giurisdizionali il Giurì, di tipo tutorio invece il Comitato, cui si attribuisce tra l’altro il potere di promuovere avanti il Giurì azioni nell’interesse dei consumatori e della pubblicità come istituzione. 
Il Comitato di Controllo oltre alla fondamentale facoltà di promuovere di propria iniziativa procedimenti avanti il Giurì, può chiedere all’operatore la prova della veridicità delle affermazioni formulate nei messaggi, può invitarlo in via preventiva a modificare la pubblicità che appaia non conforme alle norme del Codice, ed esprimere in via preventiva e su richiesta degli interessati il proprio parere circa la conformità a tali norme della pubblicità non ancora diffusa e, da epoca più recente, emette provvedimenti monitori di desistenza contro i messaggi manifestamente ingannevoli e contrari alle norme disciplinari. 
Il Comitato ha anche un autonomo potere di sospensiva di una certa pubblicità, potere che può esercitare d'ufficio nei casi di ritenuta manifesta violazione del Codice di autodisciplina. L'effetto sospensivo dura 10 giorni, entro i quali, se non è contestato dalla parte resistente, si traduce in effetto definitivo di inibizione della pubblicità colpita. Qualora il Comitato ritenga non convincenti le ragioni dell'eventuale opposizione, gli atti vengono trasmessi al Presidente del Giurì che disporrà il provvedimento da assumere. 
Il Giurì è l’organismo dell’autodisciplina dotato di potestà giurisdizionale: competente cioè a realizzare l’affermazione dell’ordinamento giuridico autodisciplinare nel caso concreto, su iniziativa del Comitato di Controllo o di chiunque (consumatori, concorrenti, o loro associazioni ecc.) vi abbia interesse. Trattasi di un giudice collegiale, composto di giuristi, sociopsicologi ed esperti in comunicazione di estrazione rigorosamente indipendente, che delibera con estrema celerità e le cui decisioni sono esecutive e non suscettibili d’impugnazione. 
Il Giurì della pubblicità è un giudice privato, la cui istituzione deriva da un accordo fra tutti gli operatori che esercitano la loro attività nel campo della pubblicità, diretto a garantire l'osservanza e l'applicazione di un Codice di autodisciplina che gli operatori medesimi si sono dati. All'origine c'è proprio l'adozione da parte di tutte le componenti del mondo pubblicitario, rappresentate nell'Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (IAP), di un Codice di autodisciplina. 
Questi distinti tipi di protezione giuridica non interferiscono fra loro, per il semplice motivo che fanno capo a responsabilità e involvono sanzioni del tutto diverse. Quella che fa valere il Giurì è una responsabilità contrattuale, conseguente al fatto che in tutti i contratti pubblicitari degli associati all'Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria è inserita la clausola di accettazione delle norme del Codice di autodisciplina e di sottoposizione dei contraenti al giudizio del Giurì per il rispetto delle stesse norme. L'Autorità Antitrust fa invece valere una responsabilità "amministrativa", nel senso che i messaggi pubblicitari che dovessero essere riconosciuti contrari ai princìpi che la medesima Autorità è chiamata a tutelare, comportano in chi li ha prodotti una responsabilità soggetta alle sanzioni irrogabili dell'Autorità stessa. Infine, il giudice ordinario fa valere la responsabilità civile, con la conseguente sanzione del risarcimento del danno. 
Da quanto detto ne consegue che, se anche un messaggio è stato giudicato non ingannevole dall’organo di autodisciplina, nulla impedisce – e di fatto è avvenuto spesso – che sullo stesso messaggio l’Antitrust possa avere un’opinione diversa e ritenerlo ingannevole, vietandone la ulteriore diffusione.