Titolo

L' albergo



Il contratto d’albergo, pure assai risalente nella prassi, non è tuttavia regolato dalla legge se non per alcuni aspetti. 
Anzitutto, per quanto riguarda la conclusione, spesso essa si determina prima che il turista veda la struttura mediante la prenotazione. Al riguardo, è sempre consigliabile che questa avvenga, o quanto meno sia riprodotta, per iscritto, in modo tale che vi sia la prova della pattuizioni tra le parti: frequentemente, infatti, le contestazioni nascono proprio da malintesi, più o meno voluti, tra l’albergatore ed il turista. Una volta che le condizioni, e in particolare il prezzo e la tipologia della sistemazione, sono definite, il turista avrà perciò diritto ad esigere quanto pattuito, anche nell’ipotesi, ad esempio, che gli sia stato garantito un servizio che per la categoria di albergo prescelta non sarebbe obbligatorio. Su questo punto, bisogna ricordare che la classificazione degli alberghi (da uno a cinque stelle) viene definita con legge regionale e gli standard attesi possono perciò variare, a volte anche significativamente, tra le singole Regioni. Se l’albergo millanta una classificazione superiore a quella ufficiale, che è verificabile anche presso la Provincia competente per territorio ma comunque risultante dai documenti ufficiali e dalla targa esterna della struttura, o una categoria inesistente come “tre stelle superior” è sempre possibile segnalarlo appunto alla Provincia, come Autorità competente ad assumere i conseguenti provvedimenti sanzionatori. Anche il regime dei prezzi trova una tutela pubblicistica: benché infatti siano stati aboliti i limiti minimi e massimi fondati sulla categoria, ogni albergatore deve dichiarare entro il mese di ottobre di ogni anno i prezzi massimi che praticherà l’anno successivo e questa comunicazione ufficiale, il cui contenuto deve essere riprodotto all’interno della hall e nelle singole camere, sarà vincolante e inderogabile. Anche in tal caso è di norma la Provincia competente a fornire copia della dichiarazione e ad accertare le infrazioni irrogando le relative sanzioni. L’Hotel è un pubblico esercizio e per esso valgono quindi le norme generali al riguardo: in particolare, per il gestore vige il divieto di rifiutare i clienti che chiedano una camera offrendosi di pagarla, a prescindere dal numero di giorni che intendono soggiornare (art. 187 reg. TULPS), salvo che siano sprovvisti di documento di identità (art. 109 TULPS). Inoltre, diverse controversie nascono da problemi di tipo igienico – sanitario e, al riguardo, merita perciò di essere ricordato il vecchio r. d. n. 1102 del 1925 che fissa i parametri di base in questo ambito, tra cui la metratura e cubatura minima delle stanze, i requisiti dei bagni in comune, ecc., mentre l’altezza dei soffitti è determinata dai regolamenti comunali. 
Se queste sono le norme pubblicistiche, veniamo agli aspetti privatistici. Anzitutto è normale che alla prenotazione segua la caparra, con lo scopo di rafforzare il vincolo contrattuale (art. 1385 cod. civ.): versando questa somma, di cui la legge non fissa l’importo massimo, il consumatore sa che potrà ricevere il doppio di essa qualora l’albergatore non rispetti il contratto, mentre questi potrà trattenerla se il consumatore non si presenterà in albergo. Spesso si crea però il problema del consumatore che non può partire per cause non imputabili e non prevedibili, come lutti famigliari o malattie improvvise. Secondo la giurisprudenza maggioritaria, in questo caso non si può parlare di risoluzione del contratto per impossibilità sopravvenuta, perché la prestazione del cliente non è godere del soggiorno ma pagare il prezzo e tale prestazione non diviene affatto impossibile. Ciò che verrebbe meno sarebbe l’utilità derivante dal contratto, ma questo è irrilevante, per cui anche in tal caso l’albergatore potrebbe trattenere tranquillamente la caparra. 
Una disciplina particolare vale per quanto riguarda il deposito in albergo: l’albergatore, stabilisce il codice civile, risponde del danneggiamento e del furto degli oggetti che il cliente porta con sé ed ogni patto contrario (tipico esempio i cartelli posti dietro il bancone della reception con cui si dichiara di non assumere alcuna responsabilità) è nullo. Vi è però una differenza tra i beni depositati in cassaforte (per alcuni dei quali, come il denaro, esiste un preciso obbligo dell’albergatore di accettarli) e quelli lasciati in camera: i primi saranno rimborsati senza limite massimo di valore, i secondi soltanto nel limite di cento volte il prezzo giornaliero della camera. Questa regola non si applica all’auto e ai beni che essa contiene, per cui non vi è nessuna responsabilità dell’albergatore, salvo che l’auto sia stata depositata in una apposito garage custodito, per il quale di solito si versa una somma supplementare.