Titolo

Il fatto illecito



Con il termine responsabilità civile si designa il complesso di norme che attengono alle obbligazioni da fatto illecito, con tale intendendosi, come recita l’art. 2043 C.C. “qualunque fatto doloso o colposo che cagioni ad altri un danno ingiusto”. Non bisogna cadere nel tranello di confondere il fatto illecito con il fatto di reato: certo le due figure possono coincidere, ma esistono molte ipotesi, dette appunto di responsabilità civile in contrapposizione a quella penale, in cui, pur non essendo il fatto previsto dalla legge come reato, chi lo subisce riceve un danno, che deve essere risarcito in forma specifica, cioè ripristinando lo status quo, ove possibile, oppure con un risarcimento in denaro. La definizione di danno ingiusto riportata, come si vede, è piuttosto vaga: vige infatti nel nostro ordinamento il principio di “atipicità dell’illecito”. Questo significa che la responsabilità civile non sorge soltanto in casi espressamente previsti dalla legge, ma in tutti quei casi in cui, secondo l’apprezzamento del giudice, ricorre un danno che può essere qualificato come ingiusto. Sono sinonimi di “responsabilità civile” le locuzioni “responsabilità aquiliana” (dal nome della legge che nel diritto romano prevedeva appunto questo tipo di responsabilità), o “responsabilità extracontrattuale” in quanto in questi casi l’obbligazione sorge tra le parti senza alcun precedente contatto ma solo per effetto del fatto illecito, mancando, o comunque essendo irrilevante, la presenza di un rapporto contrattuale tra esse. 
La responsabilità civile ricorre in presenza di presupposti “oggettivi” e “soggettivi”. Tra i primi rientrano il fatto, il danno qualificabile come ingiusto e il nesso di causalità, inteso come la riconducibilità del danno alla condotta del responsabile. Elementi soggettivi sono invece il dolo, inteso come volontà dell’evento (es. Tizio lancia un sasso contro una vetrina perché vuole romperla: la c. d. “coscienza e volontà”), e la colpa, che si ha quando il fatto, pur non voluto, è causato da un comportamento addebitabile al soggetto in quanto dovuto a negligenza, imprudenza, imperizia o inosservanza di leggi e regolamenti (es. Tizio mentre viaggia a bordo della sua autovettura si distrae ruotando la manopola dell’autoradio e finisce con l’investire, pur non volendolo, un pedone, uccidendolo: la c. d. “prevedibilità ed evitabilità” dell’evento). La ricorrenza di un elemento soggettivo è fondamentale in quanto il nostro sistema di responsabilità civile è imperniato sul concetto di imputabilità del fatto: perché un soggetto sia chiamato a rispondere, è necessario che gli si possa muovere un addebito, anche solo in termini di colpa, mentre se il fatto si produce senza responsabilità, nessuno può essere chiamato a risarcire i danni derivanti, che restano a carico di chi li ha subiti, salvo ipotesi tassativamente previste dalla legge. Una fondamentale distinzione tra responsabilità contrattuale ed extracontrattuale riguarda proprio la prova dell’elemento soggettivo: mentre in caso di inadempimento contrattuale la colpa si presume, nei fatti illeciti deve essere il danneggiato a provare il dolo o la colpa del danneggiante! 
Vi sono poi alcune circostanze nelle quali particolari situazioni escludono la risarcibilità del danno, pur ricorrendo tutti gli elementi che abbiamo visto sinora, in quanto tali situazioni fanno venir meno la stessa antigiuridicità del fatto che, pertanto, non può ritenersi illecito. Si tratta delle c. d. cause di giustificazione, e in particolare della “legittima difesa” e dello “stato di necessità”, di cui parlano gli artt. 2044 e 2045 del codice civile.