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Il diritto di interpello



La novità più importante introdotta dallo Statuto del contribuente (e dal regolamento approvato con D. M. 26 aprile 2001, n. 209), riguarda però l’estensione del diritto di interpello, già previsto in alcuni casi speciali, ad un numero ben più esteso di fattispecie, tanto da farne uno strumento al servizio dell’utente di carattere generale. In forza di tale istituto, il contribuente, se vi sono “obiettive condizioni di incertezza” nella normativa, può rivolgere un quesito all’Amministrazione Finanziaria, che deve rispondere entro 120 giorni. Se la risposta non perviene entro questo termine si intende che l’Amministrazione concordi con l’interpretazione prospettata dal contribuente (si applica, cioè, il c.d. “silenzio-assenso”). È nullo qualunque atto emanato in difformità dalla risposta o dall’interpretazione desunta in base al silenzio-assenso (art.11). L’istanza deve riguardare l’applicazione di una norma a casi concreti e personali, quando sussistono obiettive condizioni di incertezza sull’interpretazione della norma stessa. Dall’interpello sono esclusi tutti gli atti privi di contenuto normativo quali, a titolo meramente esemplificativo, circolari, risoluzioni,istruzioni, note ecc. Le istanze concernenti i tributi gestiti dall’Agenzia delle Entrate, possono riguardare in particolare le imposte sui redditi, l’imposta sul valore aggiunto, l’IRAP, l’imposta di registro, l’imposta di bollo, le tasse sulle concessioni governative od altri tributi minori. L’istanza deve essere presentata personalmente dal contribuente interessato, in carta libera e spedita per raccomandata con avviso di ricevimento. I fogli su cui è scritta l’istanza non devono essere inseriti in una busta, ma piegati in due o anche tre parti , i cui bordi vanno fermati con colla o punti metallici. Su una facciata del plico va scritto l’indirizzo, sull’altra il mittente. In alternativa, l’istanza può anche essere consegnata direttamente. L’istanza va presentata alla Direzione regionale dell’Agenzia delle entrate competente in ragione del domicilio fiscale del contribuente, prima di applicare la norma di cui si chiede la corretta interpretazione. Si deve tenere presente che la presentazione dell’istanza di interpello non ha effetto sulle scadenze previste dalle norme tributarie, né sulla decorrenza dei termini di decadenza e non comporta interruzione o sospensione dei termini di prescrizione. 
La presentazione dell’istanza è possibile, come si è visto, solo in caso di “obiettive condizioni di incertezza”. Queste condizioni mancano, ad esempio, qualora sia stata fornita dall’Amministrazione finanziaria la soluzione interpretativa a casi analoghi a quello prospettato dal contribuente, mediante circolare, risoluzione, istruzione o nota, portata a conoscenza del contribuente attraverso la pubblicazione nella banca dati “Servizio di documentazione economica e tributaria” del sito internet dell’Agenzia delle entrate o del ministero dell’economia e delle finanze. Qualora non vi sia invece un’interpretazione ufficiale dell’Amministrazione, le condizioni obiettive di incertezza della norma che si deve applicare ricorrono in presenza di previsioni normative equivoche, tali da ammettere interpretazioni diverse e da non consentire in un determinato momento, l’individuazione certa del significato della norma. Alla istanza, in carta libera, devono ovviamente essere allegati i documenti rilevanti ai fini della soluzione del quesito posto, salvo che questi siano già in possesso dall’Amministrazione. Il contribuente deve, nel suo interesse, esporre nell’istanza, il caso concreto e personale, nonché il comportamento e la soluzione interpretativa che intende adottare, possibilmente motivandoli in base all’interpretazione che nel suo caso ritiene debba essere data alla legge. Se questa indicazione manca l’istanza non diventa perciò inammissibile; gli effetti che essa produce sono però differenti rispetto alle altre istanze, e nel caso in cui l’Amministrazione dia la risposta decorsi i 120 giorni o rettifichi la risposta data in precedenza e il contribuente ha già applicato la norma, l’amministrazione potrà recuperare le imposte dovute e i relativi interessi, senza però l’applicazione di sanzioni. Se i documenti allegati all’istanza non sono sufficienti per fornire la risposta, l’amministrazione può chiedere, una sola volta, al contribuente di presentare i documenti necessari. In questo caso il termine per la risposta decorre dalla data di ricezione di tutti i documenti richiesti. 
Se un numero elevato di contribuenti sollevano mediante istanze di interpello la stessa questione o questioni analoghe tra loro, l’Amministrazione può rispondere tramite circolare o risoluzione, da pubblicare nel sito del Ministero delle finanze nelle pagine “Servizio di documentazione economica e tributaria” del sito internet dell’Agenzia delle entrate o del ministero dell’economia e delle finanze. In tal caso l’amministrazione è comunque tenuta a scrivere personalmente a ciascuno dei contribuenti che ha posto il quesito, segnalandogli gli estremi del documento. 
La risposta dell’Amministrazione ha efficacia solo nei confronti del contribuente che ha presentato l’istanza, limitatamente al caso concreto segnalato. A meno che non intervenga una rettifica, l’efficacia della risposta si prolunga anche in tutte le successive occasioni in cui il contribuente è tenuto a dare applicazione alla norma oggetto di interpello in fattispecie analoghe e riconducibili a quella prospettata nell’istanza. 
Se l’Amministrazione non risponde nel termine di 120 giorni, scatta, come si è visto, il silenzio-assenso nei confronti dell’ipotesi di soluzione prospettata dal contribuente (si intende, cioè, che l’Amministrazione concordi con la soluzione da lui data). Il contribuente può dare applicazione alla norma in questo senso, e qualunque successivo atto dell’Amministrazione emanato in difformità di questa interpretazione è nullo. Decorso il termine di 120 giorni dalla presentazione dell’interpello l’Amministrazione può ritornare sulla questione dando al contribuente una risposta diversa da quella fornita in precedenza ovvero dall’interpretazione che emerge nel caso di silenzio-assenso. In tal caso, se il contribuente ha già dato esecuzione alla prima risposta, il rapporto giuridico si intende esaurito ma in futuro il contribuente dovrà adeguarsi alla rettifica; se invece non si è ancora adeguato al contenuto della prima risposta e nonostante il cambio di orientamento procede ugualmente nella direzione indicata, sarà tenuto a pagare le maggiori imposte eventualmente dovute ed i relativi interessi, escluse comunque le sanzioni.