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Il danno risarcibile



Finora ci siamo riferiti al risarcimento del danno, senza specificare cosa questo debba comprendere. Ebbene, come per la responsabilità contrattuale, in primo luogo deve essere risarcito il danno patrimoniale, ovvero i danni materiali costituiti dal mancato guadagno (lucro cessante) e dai maggiori esborsi subiti (danno emergente). 
Spesso l’inadempimento contrattuale non comporta però solo danni patrimoniali, ma anche grandi disagi e “arrabbiature”, che a volte possono superare di gran lunga il valore economico della prestazione. Ebbene la scelta del legislatore è stata quella di escludere di norma la risarcibilità di tale danni, la cui indimostrabilità e difficile quantificazione si presterebbe a facili abusi e spesso lascerebbe il soggetto tenuto al risarcimento, passibile di richieste indeterminate ed imprevedibilmente elevate. L’art. 2059 C.C. stabilisce perciò che i danni non patrimoniali sono risarcibili solo nei casi previsti espressamente dalla legge, tra cui il più importante è quello costituito dal fatto che costituisce reato, cui vanno aggiunti, in quanto legati ad altri argomenti affrontati in questa trattazione, il danno per violazione delle norme sul trattamento dei dati personali e il danno da vacanza rovinata. Per esempio, se Tizio subisce il furto di un quadro dal valore commerciale di €. 5.000,00, una volta scoperto l’autore del reato, potrà pretendere da questi non solo un risarcimento pari al valore dell’oggetto (€. 5.000,00) ma anche il c.d. danno morale, ovvero il prezzo del dolore per essere stato privato di un oggetto con modalità penalmente rilevanti. 
Di notevole rilevanza per i sinistri stradali (ma non solo!) è invece il danno biologico, creazione giurisprudenziale che ha riguardo all’integrità psico-fisica del danneggiato (denominato anche : “danno alla salute”), prescindendo quindi dalla capacità del soggetto di produrre reddito ma guardando unicamente al valore “in sé” della persona in quanto tale (es. avranno diritto ad essere risarciti del danno biologico, tanto un bambino, quanto un imprenditore che un pensionato). Fino alla legge n. 59/2001 la quantificazione di questo danno era affidata alla giurisprudenza, che aveva elaborato vere e proprie tabelle, variabili a seconda del Tribunale territorialmente competente. Questa legge ha invece stabilito forfetariamente, limitatamente però ai soli sinistri stradali, il valore sia per i giorni di invalidità temporanea totale (la c.d. “I.T.T.”, cioè il periodo di tempo nel quale una persona ha visto sensibilmente compressa la propria qualità della vita - es. la persona ricoverata in un ospedale con entrambe le gambe fratturate), sia di invalidità temporanea parziale (la c.d. “I.T.P.”, cioè il periodo di tempo nel quale l’infortunato non è ancora tornato ad una situazione di salute paragonabile a quella precedente all’infortunio, ma che ha superato la fase più acuta della malattia - es. la convalescenza), stabilendo inoltre un criterio di calcolo preciso per le c.d. micropermanenti, ovvero, quelle lesioni permanenti di entità non superiore il 9%. Va tenuto presente che la quantificazione del danno biologico, per quanto riguarda i giorni di I.T.T. e I.T.P. nonché la percentuale di danno permanente deve essere effettuata da un medico–legale, a cui pertanto è opportuno rivolgersi per avere una consulenza di parte, per controllare la congruenza di quella disposta dall’assicurazione o dal danneggiante.