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Uno dei contratti che più di frequente capita di concludere, anche senza rendersi conto della qualificazione che tale azione riceve nel mondo del diritto, è senz’altro la compravendita. Dalle ipotesi quotidiane di acquisto del giornale o di un pacchetto di sigarette, all’acquisto di vestiti fino alla compravendita immobiliare dell’appartamento, si tratta sicuramente dell’ipotesi contrattuale più diffusa e che origina spesso notevole contenzioso. Nel nostro ordinamento, la compravendita è un contratto consensuale a effetti reali: essa cioè si conclude con il semplice accordo delle parti, per cui nasce un vero e proprio contratto vincolante anche se non è avvenuta la consegna e non è stato pagato il prezzo, che sono soltanto le obbligazioni principali rispettivamente di venditore e acquirente discendenti dal contratto. Come tutti i contratti, dal momento della conclusione la compravendita ha forza di legge tra le parti, il che significa che (salvo l’ipotesi di bene difettoso, che deve sempre essere sostituito a richiesta del consumatore anche se questo fosse in saldo o altra promozione purché si tratti di vizio occulto) il venditore non ha alcun obbligo di sostituire la merce qualora il consumatore si avveda di aver comprato un bene per sbaglio. Il ripensamento individuale, infatti, è tutelato solo nei contratti conclusi fuori dai locali commerciali, per le ragioni che si sono viste nel primo capitolo, ma non trova tutela qui, dove soltanto la correttezza commerciale del venditore può indurlo ad accettare una sostituzione od uno scioglimento contrattuale cui non è affatto obbligato. Naturalmente, tali pratiche commerciali possono anche essere limitate (per esempio cambio consentito entro sette giorni dall’acquisto), ma il venditore deve rispettare eventuali concessioni che abbia pattuito (magari con cartelli appesi nel negozio). La compravendita, salvo che abbia ad oggetto beni immobili, non richiede alcuna forma particolare, per cui è un vero e proprio contratto anche quello concluso verbalmente con il venditore. In tal caso possono sorgere difficoltà in ordine alla prova delle pattuizioni contrattuali ed è la ragione per cui si utilizza sempre o quasi la forma scritta per acquisti di rilevante valore, come l’arredamento o un’autovettura.