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I vizi della cosa venduta



Molte volte la consegna da parte del venditore è tempestiva, ma il problema riguarda la qualità della cosa, che presenta vizi tali da renderla inutilizzabile o quanto meno da diminuirne il valore. Questa ipotesi attiene anche a tutti quei numerosi contratti di compravendita conclusi negli esercizi commerciali in cui la consegna avviene immediatamente. Gli art. 128 e ss. del Codice del consumo trattano della garanzia post – vendita, innovando sensibilmente alcuni aspetti della disciplina codicistica sulla responsabilità del venditore a vantaggio del consumatore. In primo luogo, la normativa del Codice del consumo ha un vasto raggio d’azione, applicandosi non solo alle compravendite ma anche ai contratti d’opera, d’appalto e di somministrazione che hanno ad oggetto beni di consumo, intesi come i beni mobili diversi da energia elettrica, gas e acqua (salva l’acqua in bottiglia) e dai beni oggetto di vendita forzata. Dunque, il nuovo regime di responsabilità, favorevole al consumatore, non vale soltanto per la vendita vera e propria, ma in generale anche per i lavori eseguiti da artigiani, da imprese, ecc., vista l’assimilazione di queste ipotesi a quelle della vendita e sempre che non si tratti di lavori il cui oggetto sia un bene immobile (si applicano, in questo caso, le normali regole codicistiche sull’appalto ad un’impresa che ristruttura un immobile). È ancora valida la distinzione tra vizi apparenti, intesi come quelli visibili o comunque di cui il consumatore si sarebbe dovuto accorgere con l’ordinaria diligenza, e vizi occulti: i primi infatti devono essere contestati immediatamente, in quanto ogni successiva richiesta apparirebbe piuttosto pretestuosa, presumendosi che il consumatore se ne fosse accorto al momento della conclusione del contratto e quindi abbia accettato consapevolmente il bene viziato. Vizi occulti sono invece tutti quelli di cui il consumatore non poteva accorgersi e che non sono conformi alle previsioni contrattuali. Non conformi, spiega l’art. 129 del Codice, significa che sono diversi dai campioni o comunque dalle spiegazioni fornite dal venditore, sono inidonei all’uso abituale che si fa del bene o all’uso particolare che il consumatore ha espresso al venditore o che non presentano gli abituali standard di qualità di quel tipo di prodotti. La mancanza di conformità si ha anche quando questa sia dovuta ad una cattiva installazione ove l’installazione formasse oggetto degli obblighi contrattualmente assunti dal venditore. Ebbene, in presenza di questi vizi, il consumatore ha diritto di chiedere la riparazione o la sostituzione del bene e, nei casi in cui queste non siano possibili o il venditore non vi provveda in un congruo termine oppure queste causino gravi disagi al consumatore, la riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto. Anche per la contestazione di questi vizi valgono precisi termini di prescrizione e decadenza: anzitutto la garanzia legale dura due anni e, se il vizio si manifesta entro questo termine, il consumatore deve farne denuncia al venditore (sempre con raccomandata A/R) entro due mesi. L’azione per ottenere il rimedio scelto dal consumatore si prescrive in 26 mesi dalla consegna del bene, ma il consumatore convenuto per il pagamento può sempre eccepire l’esistenza dei vizi occulti purché manifestatisi nei due anni di garanzia e denunciati entro due mesi. Infine, in base alla nuova normativa, sono nulle le clausole che tendono a privare il consumatore dei diritti stabiliti dalla direttiva (anche mediante l’applicazione di una legge straniera), e tale nullità può essere rilevata d’ufficio o sollevata esclusivamente dal consumatore (nullità relativa). Unica eccezione riguarda i beni usati: benché ad essi si applichino tutte le norme citate, salvo che non costituisce mancanza di conformità la normale usura del bene e le parti possono limitare a un anno la durata della garanzia. I contraenti possono poi sempre derogare in melius alle previsioni di legge mediante clausole più favorevoli al consumatore.