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I ricorsi contro le sanzioni per violazioni al codice della strada



Il cittadino oggetto di sanzione per una violazione amministrativa al codice della strada, sia esso il trasgressore o l’obbligato in solido ha la possibilità del ricorso alternativo al Prefetto od al Giudice di pace. Il ricorso vale per la sanzione pecuniaria (la somma da pagare nel termine di 60 giorni) la possibile sanzione accessoria (ad esempio il ritiro per la possibile sospensione della patente di guida o della carta di circolazione) e per la possibile detrazione di punti ai sensi art. 126/bis c.d.s. Il verbale archiviato (dal Prefetto) od annullato (dal giudice di pace) perde totalmente la propria efficacia sia nella sanzione pecuniaria che nella sanzione accessoria. 
Tra le maggiori argomentazioni che inducono gli interessati a presentare ricorso le più comuni sono: 
• il verbale è notificato oltre i 150 giorni, quindi vi è un difetto di notifica; 
• nel verbale non contestato direttamente non sono chiaramente indicate le motivazioni della mancata contestazione (ad eccezione delle novità indicate dall’art. 201 c.d.s. modificato); 
• il verbale non contiene tutti gli elementi indicati dall’art. 383 del regolamento di esecuzione del codice della strada. Data ora luogo, generalità incomplete od errate, mancata indicazione della norma violata, insufficiente motivazione, mancata indicazione della somma da pagare a titolo di pagamento ridotto o delle Autorità alle quali presentare il ricorso, mancata annotazione delle dichiarazioni difensive del trasgressore; 
• il trasgressore accampa e motiva uno stato di necessità che lo esime dal rispetto delle norme della circolazione stradale proprio in ragione della situazione contingente che va opportunamente dimostrata; 
• quando le modalità d’accertamento non sono sufficienti a dimostrare che il trasgressore ha commesso la violazione (quindi l’organo di polizia non prova in modo sufficiente la commissione della violazione); 
• quando vi è stata errata interpretazione della legge da parte dell’agente operante o quando vi è giurisprudenza (della Corte di cassazione o dei Giudici di merito) che individua come lecito o comunque non punibile il comportamento del trasgressore. 
In base all’art. 203 c.d.s., trasgressore ed obbligati possono presentare ricorso al Prefetto entro 60 giorni dalla contestazione o notificazione della violazione per i verbali per i quali non è avvenuto il pagamento ridotto. Il ricorso va presentato od inviato al Comando dell’accertatore oppure direttamente al Prefetto mediante raccomandata. In tal caso il Prefetto trasmette all’ufficio dell’accertatore il ricorso per la fase istruttoria nel termine di 30 giorni. Il responsabile dell’ufficio o comando che riceve il ricorso è tenuto a trasmettere gli atti al Prefetto nel termine di 60 giorni dal ricevimento del ricorso. Gli atti devono essere corredati dalla prova della contestazione o notificazione e dalle deduzioni tecniche per confermare o confutare le risultanze del ricorso. 
Il Prefetto, esaminati gli atti, emette ordinanza di ingiunzione o di archiviazione entro 120 giorni dalla data di ricezione di questi da parte dell’ufficio accertatore. Nel caso di rigetto del ricorso la sanzione è almeno doppia rispetto al valore minimo edittale. I termini dell’art. 203 e del comma 1 dell’art. 204 sono perentori e si cumulano ai fini della verifica della tempestività dell’ordinanza di ingiunzione. Decorsi detti termini se l’ordinanza non è adottata il ricorso si intende accolto. Bisogna ricordare che il ricorrente può richiedere un’audizione personale; in tal caso, il termine di 150 giorni si interrompe con la notifica dell’invito a presentarsi all’audizione. Detto termine rimane sospeso fino alla data fissata per l’audizione. Se il ricorrente non si presenta all’audizione senza giustificato motivo il Prefetto decide sul ricorso senza ulteriori formalità. A sua volta, l’ordinanza ingiunzione che determina la sanzione amministrativa deve essere notificata nel termine di 150 dalla sua adozione nelle forme dell’art. 201. 
Contro l’ordinanza ingiunzione del Prefetto, trasgressore ed obbligato possono presentare opposizione entro 30 giorni dalla data di notifica al Giudice di pace competente per territorio. Il Prefetto, legittimato passivo nel giudizio d’opposizione, può delegare la tutela giudiziaria all’Amministrazione cui appartiene l’organo accertatore se questa è destinataria dei proventi. 
L’art. 204/bis disciplina il ricorso al Giudice di pace. Infatti, alternativamente al ricorso al Prefetto, trasgressore ed obbligato, qualora non sia avvenuto il pagamento ridotto, possono proporre ricorso al Giudice di pace nel termine di 60 giorni dalla data di contestazione o notificazione. All’atto del deposito del ricorso, il ricorrente doveva versare in cancelleria del Giudice di pace, pena l’inammissibilità, una somma pari alla metà del massimo edittale della sanzione inflitta, somma che, in caso di accoglimento del ricorso, veniva restituita al ricorrente. Il ricorso giudiziale era inammissibile se era già stato presentato ricorso al Prefetto e, in caso di rigetto del ricorso, il Giudice di pace, nella determinazione dell’importo della sanzione, assegnava con sentenza immediatamente eseguibile, alla Amministrazione da cui dipendeva l’accertatore, la somma determinata autorizzandone il prelievo dalla somma depositata a titolo di cauzione, mentre la somma residua veniva restituita al ricorrente. Questa disposizione che obbligava al versamento della cauzione è stata però dichiarata incostituzionale dalla Consulta e pertanto dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale non sarà più operante nell’ordinamento. 
La sentenza di rigetto del ricorso costituisce titolo esecutivo per la riscossione coatta delle somme che superino l’importo della cauzione versata. In ogni caso, se respinge il ricorso, il Giudice di pace non può applicare una sanzione inferiore al minimo edittale previsto per la violazione accertata né può non applicare la sanzione accessoria prevista o la decurtazione di punti per la patente di guida ai sensi art. 216 modificato. 

Schema – glossario per le violazioni amministrative al Codice della strada 
1 – atti d’accertamento – modalità con le quali l’agente accerta l’infrazione; 
2 – contestazione - consegna a mani di copia del verbale; 
3 – notificazione - a mani od a mezzo posta entro 150 giorni (vedi art. 201); 
4 – pagamento ridotto - entro 60 giorni dalla contestazione o notificazione per minimo edittale 
5 – ricorso - entro 60 giorni alternativamente al Prefetto od al Giudice di pace 
6 – titolo esecutivo - il mancato pagamento ed il mancato ricorso entro 60 giorni comportano che il verbale diviene titolo esecutivo per una somma pari al doppio del minimo edittale; 
7 – opposizione - contro l’ordinanza del Prefetto è ammessa opposizione entro 30 giorni al Giudice di pace. Contro le sentenze del Giudice di pace è ammesso ricorso per Cassazione entro 30 giorni; 
8 - pagamento rateale - è possibile chiedere al Prefetto od al Giudice di Pace il pagamento rateale per l’importo della sanzione comminata 
9 –riscossione forzata - per le somme non corrisposte per violazioni amministrative l’ente creditore procede mediante ruolo (cartella delle imposte) . E’ possibile il ricorso contro la cartella esattoriale al giudice di pace relativamente alla formazione del ruolo ma non per il fatto specifico; 
10 – sanzioni accessorie – il ricorso (al Prefetto od al giudice di pace) vale per la sanzione pecuniaria, per le sanzioni accessorie e per la detrazione di punti ai sensi dell’art. 126/bis c.d.s.