Titolo

Catene di S.Antonio



La legge n. 173 del 2005 si pone l’obiettivo di tutelare il consumatore nelle vendite piramidali (meglio note come catene di Sant’Antonio). Anzitutto, per tutte le vendite a domicilio, la legge richiama l’obbligo, per chi si reca a casa del consumatore o comunque fuori da un locale commerciale, di portare un cartellino di riconoscimento, secondo quanto stabilito dal d. lgs. n. 114 del 1998, a tal fine espressamente richiamato. La nuova normativa disciplina inoltre il rapporto tra l’incaricato alla vendita e la ditta per conto della quale l’attività è svolta, al fine di tutelare anche questo soggetto che spesso si ritrova privo di reali difese. Così, oltre a rinviare ai contratti collettivi, l’aspetto più interessante della disciplina attiene al divieto di stabilire obblighi di acquisto per l’incaricato se non per i beni da dimostrazione, il cui importo deve però essere restituito (purché i beni siano integri) allorché l’incaricato eserciti il proprio diritto di recedere in ogni momento dall’incarico. Salvo espressa autorizzazione scritta l’incaricato non ha alcun diritto di incassare pagamenti o di concedere sconti o dilazioni. 
Quanto alle vendite di Sant’Antonio, cioè di tutti quei casi in cui la fonte di introiti è determinata dal reclutamento di altri soggetti che entrino nella catena, per esse è previsto un espresso divieto (art. 5): si presume l’esistenza della vendita piramidale ogniqualvolta sia previsto un obbligo di acquisto senza possibilità di restituzione di beni non venduti, ovvero quando per entrare a far parte dell’organizzazione sia richiesto un pagamento senza alcuna reale controprestazione, od ancora quando sia imposto l’acquisto di beni o servizi, inclusi materiali didattici e corsi di formazione, che non attengano all’attività commerciale dedotta in contratto. 
La legge prevede infine alcune sanzioni, invero non particolarmente efficaci. Infatti, per l’impresa che non rispetta le norme che disciplinano il rapporto con l’incaricato alla vendita è stabilita una sanzione amministrativa da 1.500 a 5.000 euro (senza aumenti in caso di recidiva), mentre la promozione e l’organizzazione di catene di Sant’Antonio, anche organizzando convention in alberghi e simili eventi collettivi, è sanzionata penalmente (anche se il reato è una contravvenzione oblazionabile, e quindi possieda una efficacia deterrente molto ridotta).